Jul 29

Moonshine

Credo che questo post assomiglierà molto ad uno sfogo libero, tipico di un diario adolescenziale.
Adesso ho bisogno di scrivere qualcosa, per fermare le emozioni, per capire cosa sta succedendo.
Butto giù frasi e le cancello subito dopo, fisso un po’ il cursore che balla sullo schermo, mi faccio prendere dalla malinconia… mentre osservo l’acacia fuori dalla finestra, intravedo i tetti, mi alzo per fare il giro delle stanze in disordine, per guardare Brian dalla finestra, che cammina sul muretto.

Chi conosce me e A. sa che abbiamo sempre sognato l’Inghilterra, e chi ci conosce davvero bene sa di come ci sentissimo quasi estranei nella nostra terra, di come questo paese ci stesse lentamente portando via la linfa vitale, rendendoci demotivati, frustrati… quasi arresi, sconfitti. Era tempo di smuovere un po’ gli schemi, quelli cristallizzati dal tempo e dalle abitudini.
Ne parliamo da sempre, ma un conto è parlarne, cullare un sogno nel cuore con la consapevolezza che restasse un dolce sogno, un atro e ben diverso è segnare  i giorni sul calendario: giorni che si consumano veloci nella frenesia di trovare posto e tempo per tutto e tutti.

Forse in un simile momento dovrei tirare fuori tutta la mia energia, essere razionale, organizzata e non farmi vedere… malinconica. Dovrei farmi vedere forte, combattiva, soprattutto per rassicurare chi resta.
Ma non riesco assolutamente ad evitare di osservare tutto, ogni angolo, di pensare che ho dedicato poco tempo a certe persone, che ho abbracciato poco, dimostrato poco affetto.
Stamani mi sono rigirata nel letto, e appena sveglia ho pensato che quello era il nostro letto, ho pensato al nostro Brian (un gatto) che ci salta dentro, che è cresciuto giocando e dormendo in quel letto, insieme a noi.
Ho pensato alle notti in cui ci addormentiamo tutto rannicchiati perché lui si è già accaparrato mezzo letto ed è così carino che ti dispiace spostarlo -_-‘
Alle piccole, semplici abitudini.
Ho pensato ad A, alle novità che si troverà davanti: dopo tanti anni da freelancer (senza troppi vincoli), adesso avrà un nuovo ambiente lavorativo con un capo e dei colleghi… nella city, tra i colletti bianchi di Old Street.
Ho pensato a mia mamma, che è sola, a quanto lavora e a quanto si trascura di solito. Mia mamma è una grande, è la persona più forte che io conosca, è il mio mito.
Ho pensato a mio babbo, che è solo, e mi dà sempre mille pensieri, con la sua brutta abitudine di “sparire”
Ho pensato ai genitori di A. che mi hanno accolto come una figlia. Lasciamo una casa che è piena di noi e penso che non sarà facile per loro accettare il fatto che non ci sia più nessuno al piano di sopra.

Forse sto pensando troppo, ma queste sono le giornate dove si concretizzano i cambiamenti, i distacchi, dove vorresti che tutti venissero via con te.
In un momento come questo non vorrei sentirmi così egoista e cattiva, anche perché bisogna ammetterlo: è dura per chi resta, ma è dura anche per chi parte.
Partire a 35 anni verso un paese straniero per lavorare, amare il paese dove si sta per andare e vivere comunque tutte queste emozioni contrastanti… non è facile per niente.
Oggi il cielo è coperto, permettetemi il mio sfogo, io mi auguro che passati i primi difficili momenti di assestamento e organizzazione si trovi la giusta misura di tutto e il tempo passato insieme alle persone care… sarà veramente speciale ❤

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